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L’altro giorno ho accompagnato mio marito a una processione mariana… E sono rimasta sorpresa, devo ammetterlo, dalla totale indifferenza della gente: quelle persone, quei devoti, stavano lì, e non sembravano minimamente percepire la sacralità di quel momento. Pareva una prassi, una routine, una passeggiata… anche il prete, il suo tono così meccanico nel ripetere le preghiere, il suo tono da impiegato statale.
E pensavo a me, a quanto di mio ci metto nei rituali, all’attenzione per ogni piccolo dettaglio, dall’intonazione della voce, alla gestualità, alla lentezza.
Non è una questione di merito, né di religione, ma, a mio avviso, di scelta.
La maggior parte di quelle persone probabilmente, e non è necessariamente un demerito, non avevano anelito di spiritualità, non ne sentivano la necessità… probabilmente senza una formazione religiosa sarebbero state agnostiche, o non si sarebbero neanche poste la questione. Epperò ci si sono trovate: fin da bambini sono cresciuti in una cultura religiosa che per loro è diventata naturale, quasi ovvia, sicuramente scontata.
Poi ci sono persone come me, che la religione se la sono cercata, l’hanno scelta per assonanza e affinità. Persone per le quali trovare una via dell’anima è stato un bisogno profondo, e per questo ne sentono la sacralità vibrare in ogni frammento del loro essere.
E allora, il pensiero. E forse qualcuno storcerà il naso, ma credo che educare un bambino a una religione, qualsiasi essa sia, è rubargli qualcosa, è truffarlo, perché lo si priva del senso di bisogno, della scoperta, della scelta consapevole… e, in questo modo, anche di una piena vita spirituale.
Ci sono ferventi devoti anche fra quelli che sono stato educati fin da piccoli, dirà qualcuno… certamente, ma lo sarebbero stati comunque, lo sarebbero diventati così come lo sono diventata io in una famiglia laica. E allora perché plasmare un bambino alla religione? A qualunque religione… se quell’anelito ce l’ha dentro, ci arriverà comunque, a modo suo, e sarà per lui il miglior modo possibile. Mentre altrimenti, per quanto ci si possa sforzare a dargli una formazione spirituale, rimarrà solo e comunque un’adesione formale, anche un po’ mortificate se vogliamo, sicuramente inutile.
Con questo non dico di tenere i piccoli lontani dalla religione, sopratutto se la famiglia ne ha una, anzi… fargliela conoscere, anzi fargliene conoscere più di una se possibile, ma non come un dato di fatto, una situazione oggettiva: come una magnifica opportunità, non una via obbligatoria.

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