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E’ molto che aspetto di scrivere questo post, ma purtroppo sono stata oberata di lavoro e non ne ho avuto il tempo.
E’ una riflessione che mi venne tempo fa, l’ultima volta che celebrai la luna crescente (più avanti spiegherò la relazione fra le due cose, tranquilli), pensando alla verginità della Madonna.
Tradizionalmente, la teologia cristiana c’insegna che Maria è vergine in quanto pura, perché il figlio di Dio, sua incarnazione terrena, non può che nascere da un corpo “senza peccato”: il concetto s’inserisce perfettamente nel concetto che questa religione ci trasmette in merito alla sessualità (soprattutto quella femminile) come qualcosa di negativo e peccaminoso.
A me, però, onestamente sorge spontaneo un dubbio: e se, originariamente, quando si parlava della verginità di Maria s’intendesse tutt’altro?
Sappiamo che la religione cristiana rielabora in vari modi i culti precedenti: non è un azzardo, quindi, pensare ad Artemide come primo emblema di verginità.
Artemide, Dea vergine cacciatrice, si collega alla luna crescente nonché alla prima fase del ciclo mestruale, dopo il flusso e prima dell’ovulazione, quella fase in cui teoricamente non si rischiano gravidanze e che viene perciò chiamata anche “Fase della vergine”.
Ma che significa, in questo contesto, verginità?
Significa che Artemide, così come la donna prima dell’ovulazione, è per così dire libera: libera dall’influenza maschile, bastante a se stessa. Libera di correre, di creare, di progettare. Libera dalla conseguenze, dalla progettualità: è l’adolescente che vive il qui e ora, che sogna.
E qui, il sospetto… e se anche Maria fosse, originariamente, vergine in questo senso? Se la mitologia cristiana intendesse qui insegnarci che il Dio poteva germogliare e nascere solo da una donna che avesse questo grado di consapevolezza, di libertà, di autonomia? Un Dio che ha bisogno di simili presupposti per palesarsi agli uomini mal si accorderebbe con alcuni degli insegnamenti più in voga, perché sarebbe un Dio che predilige la libertà di scelta, l’autosufficienza, una discreta dose di sana sfacciataggine (quella della donna-Artemide, forte, autonoma, che non china la testa dinnanzi a niente). E anche la stessa Madonna sarebbe qualcosa di diverso dalla semplice “madre benevola e pura” ma un modello di forza e libertà, di potenza creatrice intensa nel senso più profondo e cosmologico del termine. Sarebbe l’eco della Dea primordiale dei miti antichi della creazione, quella che prima, sola, unica, crea il Dio col quale unirsi per creare insieme il mondo…

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