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Cosa facevano le ragazze prima di Internet, dei telefonini?
Mi concentro, e ritrovo dolcissime notti d’inverno, scrivanie piene di penne e lampade accese, radio che andavano… e lettere a cui rispondere, racconti da inventare, fogli sparsi di poesie.
Il tempo era più lento, in quelle notti: più buono, anche. Giornate che sembravano eterne e notti più lunghe ancora.
Adesso è tutto un battito di ciglia, una connessione in tempo reale che rimanda l’esatta percezione di quanto veloci siano gli attimi.
Vorrei l’emozione di dover finire un rullino, l’attesa delle foto da sviluppare. Vorrei cercare la stazione radio e incastrarmi le dita fra i tasti della macchina da scrivere.
O basterebbe che fossi così forte da non perdere me stessa, da non farmi serrare il tempo da macchine e ritmi che altri hanno inventato per me.

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