Dell’infanzia e della costruzione del sè

Tag

, , , ,

Questo, l’avrete capito, non è un blog personale. Devo però, per una volta, fare un breve accenno alla mia esperienza per poter arrivare al fulcro della mia riflessione.
Venerdì ho celebrato Lughnasdad, la prima festa del raccolto nella tradizione pagana, momento in cui, mentre in natura si fa la prima mietitura, noi iniziamo a fare il punto su quanto raccolto nel corso dell’anno.
Perciò mi è sembrata perfetta una meditazione guidata sulla memoria… una meditazione che, a giudicare dagli effetti che ha avuto su di me e sulle ragazze, è stata ben più intensa del previsto.
Per farla breve, il percorso consisteva nell’entrare in una caverna, dove si sarebbero trovate delle stanze, in ciascuna delle quali sarebbe stato possibile esplorare un ricordo personale.
Non ho trovato porte, stanze piene di ricordi, ma solo arcate vuote e, sul fondo della lunghissima caverna, un altare di Ecate che però si allontanava appena provavo a raggiungerlo.
Finalmente ho trovato una porta, minuscola, rossa. Oltre quella porta un altro antro, ma lì c’era una donna, vecchissima, vestita di nero, raggomitolata in un angolo: è un ricordo d’infanzia che avevo rimosso, e che mi è tornato alla mente anni fa in una delle mie prime meditazioni… ho visto quella donna scendendo le scale della metropolitana, con mia mamma, da bambina, e qualcosa dentro di me mi ha dato la certezza che era una strega.
Il mio viaggio dentro me stessa è proseguito, ma non ha importanza… ciò che qui conta è che ho capito che a frenarmi, nel mio cammino, è un’arcaica paura di diventare come quella donna.

E finalmente, veniamo a noi.
A noi che abbiamo delle pulsioni, o al contrario delle fobie, abitudini o ostilità che ci condizionano l’esistenza. E non sappiamo spiegarcele, ci convinciamo che fa parte del nostro carattere, che è qualcosa di innato, che è naturalmente così e non ci possiamo fare nulla.
Eppure, se scavassimo, scopriremmo che un fondamento ce l’hanno, un fondamento molto meno aulico e spirituale di quello che vogliamo attribuirgli: scopriremmo che non c’è nulla di fatalistico, ma deriva magari da un film visto da bambini, da un incontro insolito come nel mio caso, da un gioco che facevamo, da una favola, da un episodio sporadico dell’infanzia.
Perché quello che siamo sta tutto lì, in quell’età tanto sottovalutata dell’infanzia: è lì, solo lì che si costruisce quello che saremo poi… lì nascono le passioni, i desideri, le inclinazioni caratteriali, i sogni persino.
E noi adulti stiamo qui, imbrigliati in abitudini che non ci appartengono, frenati da timori che non sappiamo comprendere, convinti – in una sorta di fatalismo remissivo – che sia inevitabilmente così, quando basterebbe guardare più in dietro, più a fondo, per comprendere la radice spesso banale nel nostro vivere a metà.

Purificare l’anima per renderla libera

Tag

, , ,

Di tutti i servizi domestici, passare la scopa è quello che mi è sempre piaciuto di più… forse per quella liberatoria sensazione di “togliere via lo sporco” di cui spesso l’anima sente il bisogno.
Anche le streghe usano la scopa… una scopa diversa, in saggina, che non deve mai toccare il suolo: non si usa infatti per pulire fisicamente un luogo, ma per pulirne l’aria, l’energia. Strana associazione, allora, l’immagine tradizionale che ci raccontano fin da bambini della strega a cavallo di una scopa volante, strana connessione.
E, nel fruscio silenzioso della mia scopa (domestica) sul bianco pavimento del salone, la mia mente ha iniziato a vagare.
La scopa, dicevamo, serve per pulire lo spazio, l’energia, non a caso si usa prima di qualsiasi rituale. Mentre nella fantasia popolare, nella mitologia, è diventata uno strumento di volo… Che sia proprio questa la connessione?
Che sia un insegnamento degli antichi, l’idea che solo dopo aver purificato lo spazio dentro e intorno a noi, che solo dopo esserci liberati di pensieri e negatività, lo spirito possa volare?
Mi viene in mente la leggenda antica dell’uomo innamorato di una stella, che nel momento di maggior ardore si lancia per raggiungerla… ma, proprio nel momento del balzo, un pensiero gli attraversa la mente “No, è impossibile”. Il giovane precipita nel vuoto.. m se avesse avuto il coraggio di credere fermamente nel suo amore, sarebbe volato su a ricongiungersi con la sua stessa.
Sono i pensieri, quelli imparati a memoria, quelli quotidiani, le razionalizzazioni allo stremo di un mondo che ragione non ne ha, a imbrigliarci al suolo, a lordare le ali dell’anima che altrimenti volerebbe libera oltre la spasmodica ricerca di conoscenza. E scoprirebbe la beata differenza fra conoscere, e sentire.
Non è la strega allora a volare sulla scopa, ma il suo spirito, perché ha saputo allontanare da esso ogni lordura, ogni inclinazione, ogni pulsione negativa… Anche prima di una meditazione, o di qualsiasi altro esercizio mentale, sappiamo di dover “mandare via i pensieri”… con un colpo di scopa che si muove a mezz’aria magari, disperdendo neri pulviscoli di rabbia, rancore, tristezza, sconforto..

Viviamo un tempo senza tempo

Tag

, ,

Un vento forte, vorticoso, è arrivato con la notte.
Ora corre per le stanze, riportandomi un dolciastro sapore d’autunno. Di scuola che ricomincia, di diari nuovi, di progetti e di post-it… una sensazione che ho sempre amato.
Gli anni della scuola sono i più naturali, perché ti concedono il lusso di recuperare il senso ritmico della ciclicità del tempo: l’inizio, la fine, la pausa e un nuovo inizio sempre diverso. Il senso del cambiamento, del frutto dopo il lavoro…
Quella stessa ciclicità che è elemento fondante della natura, della vita stessa: le stagioni, le lune, il ciclo delle donne, il tempo della vita… quella stessa ciclicità che noi uomini moderni abbiamo inesorabilmente cancellato, con lavori che sono identici sia in estate che in inverno, case riscaldate quando c’è la neve e ventilate quando arde il sole, con le nostre verdure surgelate. Curiosamente, l’unico senso di ciclicità che ci rimane è dato proprio dallo strumento aleatorio della televisione, l’unica ormai che a buon diritto può usare il termine “stagione”.
Ed è tutto questo che da dentro corrode, distrugge… alcuni sono già diventati grigi e vanno avanti, non se ne avvedono neanche più.
Altri, streghe con le case piene di vento magari, respirano ancora e quindi sentono l’aria mancare. E’ questa staticità che mi opprime, che mi.. che ci anestetizza l’anima… è il bisogno naturale di qualcosa da attendere, di vedere la ruota scattare e ricominciare il suo giro, di scandire un tempo che non sia sempre identico a se stesso perché di fatto non lo è. E’ il tempo degli orologi in plexiglass della nostra modernità ad esserlo, non quello che corre da qualche parte lì fuori!

Essere una donna

Tag

,

Cammino a piedi nudi sul pavimento bianco, la mia gonna viola fino al ginocchio si muove leggera.
Stringo un libro nelle mani e mille idee nella testa.
E’ questo caldo, mi dico, ma è una scusa, che mi toglie la voglia.. la verità è che penso alle donne, a tutta quella luce che hanno dentro, e non ne vedo riflessa in me.
La società, il tempo, le tradizioni, le religioni, hanno spento quel bagliore, e io sono vittima di questo stesso abominio.
Una donna ha in sé, nel suo ciclo mestruale, il fluire della vita e della morta, il senso dell’eterna rinascita. Una donna ha il potere di donare la vita, di portarla dentro di sé, di farla crescere come un virgulto e liberarla nel mondo.
Il femmineo sacro, la ricettività, il potere dell’acqua e dell’emozione, l’empatia… sono cresciuta credendo in tutto questo, ma se ora mi guardo allo specchio mi vedo donna a metà, strega a metà.
Consapevole del fluire dell’esistenza, la guardo scorrere un po’ lontana, e intanto nella mia grande casa il tempo passa senza che io gli dia un senso.
Ogni tanto un sussulto, mi ribello, un po’ d’insoddisfazione e di frustrazione, ma finisce tutto lì… lavorare, preparare la cena, oggi ho il frigorifero da pulire… è davvero per questo che sono, che siamo cresciute? Si riduce a questo la lunga scia di sacerdotesse, streghe, matriarche, madri che urlano sgomente nella spirale del nostro DNA?